Cronaca

Il 28 novembre 2012, in Palermo, i militari della Compagnia Carabinieri di Bagheria, in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse rispettivamente dal GIP presso il Tribunale e da quello presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, traevano in arresto le sottonotate persone per il reato di “rapina in concorso”:

- SAMPINO Michele, classe 1993, residente in Palermo, nullafacente, pregiudicato;

- S. A. ,classe 1995, residente in Palermo, nullafacente, pregiudicato, minorenne.

I provvedimenti restrittivi scaturiscono da articolate e prolungate indagini svolte dai militari dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Bagheria a seguito dell’arresto, in flagranza di reato di D’AMICO Vincenzo, classe 1991, residente in Bagheria, per una rapina messa a segno in Ficarazzi, unitamente ad altri complici in quel momento ignoti.

Le investigazioni chiarivano l’esistenza di un gruppo organizzato, composto dai tre malviventi specializzati nella commissione di rapine in danno di esercizi commerciali del comprensorio bagherese.

In particolare, venivano ricostruite le responsabilità degli arrestati in ordine a tre rapine, commesse lo scorso settembre ai danni di due farmacie ed una tabaccheria.

Gli arrestati, dopo le formalità di rito, venivano associati rispettivamente, i due maggiorenni, presso la casa circondariale “Ucciardone” di Palermo e il minore, presso il Centro di Prima Accoglienza “Malaspina” di Palermo, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

Fonte Ufficio Provinciale Stampa dei Carabinieri

Il comandante di Polizia Municipale Costantino Di Salvo specifica che le zone indicate dalla Prefettura dove si effettua il rilevamento della velocità attraverso autovelox mobile sono: la statale 113 dal km 245,118 al km 246,500; la tangenziale est; il Corso Baldassarre Scaduto e il Corso Italia.

Fonte  Ufficio Stampa del Comune di Bagheria

Qualche anno fa a Ficarazzi era diventata una vera emergenza quella di danneggiamenti a mezzi e attività commerciali e quella di auto o furgoni che prendevano fuoco durante la notte; addirittura a Villabate era stato dato alle fiamme in maniera dolosa un deposito di pullman.

Dietro le auto ed altri incendi c'era una mafia del pizzo che si faceva sentire: tutto  poi era culminato nell'inchiesta che ha portato agli arresti di diversi presunti mafiosi.

Da qualche tempo c'è stata una certa tranquillità, anche se come ci dice qualche investigatore, nel nostro territorio l'auto bruciata viene considerata un banale segnale, una sorta di tiratina d'arecchio per una malaparte o una malavutata.

Difficile pensare però che possa essere una semplice coincidenza il fatto che nelle ultime 48 ore ben tre auto siano andate a fuoco nel centro  abitaato di Ficarazzi, anche se dalle prime indagini fatte dai Carabinieri e sulla base dei rapporti dei Vigili del Fuoco, non sembra emergere in maniera inequivocabile la natura dolosa degli incendi.

La prima vettura, una Fiat Punto prende fuoco in via Nazionale la notte della scorsa domenica; a seguire altre due nella notte successiva: una Matiz posteggiata in via Merlo, inetstata a una donna, ed un Fiat Doblò in via La Rocca, di un impiegato

Indagano i Carabinieri

in copertina foto d'archivio

Movimentavano chili e chili di cocaina acquistata a Barcellona, in Spagna, con destinazione Napoli, Puglia e, infine, Sicilia.

Il tribunale di Palermo ha così condannato Giuseppe Scalia, 54 anni, del quartiere San Lorenzo di Palermo a 10 anni di reclusione, e Massimiliano Crini, 41 anni, di Cruillas a 6 anni e tre mesi. Assolto, invece, il bagherese Paolo Audia, 44 anni.

Crini e Scalia sono stati incastrati dalle numerose telefonate intercettate dove, per indicare i chili di droga, si faceva riferimento alle cassette di pesce. Crini, inoltre, avrebbe anche recapitato a Milano un busta all'interno della quale si trovava una sim che poi è stata consegnata a Lo Coco per mettersi in contatto col pusher di Barcellona. Il vasto giro di droga fruttava alla banda circa 30 mila euro al giorno. E i boss di Cosa nostra avrebbero assentito. Nell'inchiesta, infatti, sono finiti anche Paolo Liga, nipote di Giuseppe Scaduto, ritenuto il capo della famiglia di Bagheria, già condannato anche lui a 16 anni.

L'operazione "Lampara" che aveva portato al loro arresto, insieme ad altri dieci indagati, nel marzo 2011, è stata eseguita dalle squadre mobili di Trapani e Palermo, coordinate dai pm Marcello Viola (oggi procuratore capo a Trapani) e Pierangelo Padova. Crini e Scalia - a quest ultimo è stata riconosciuta la recidiva specifica - sono accusati di aver trasportati 11 chili di cocaina purissima (valore al dettaglio: un milione di euro) e di essersi adoperati per farla giungere nelle mani di Giuseppe Lo Coco, detto "giò giò", ufficialmente un pescivendolo di Santa Flavia ma ritenuto il capo banda e condannato in abbreviato a 16 anni di reclusione.

 

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